W l’Italia!

Vedere i telegiornali ormai è diventato deprimente. Deprimersi vuol dire immalinconirsi, chiudersi a riccio, smettere di agire. Siamo stanchi, stufi di sentire sempre le stesse cose, il solito “Allah Akbar”, il solito Putin, la solita Europa dei banchieri, il solito primo ministro italiano, la solita crisi, i soliti terremoti, la solita neve che in un paese civile come l’Italia è capace nel 2017 di paralizzare intere regioni.

Che paese siamo diventati?

Negli anni ottanta i tg parlavano di disoccupazione al sud e suggerivano di trasferirsi nel ricco nord, che in realtà era ricco grazie ai migranti del sud che già da decenni lavoravano nelle fabbriche e aprivano negozi. La ricchezza non è un punto di partenza, è un punto di arrivo. La differenza era che al nord allora non c’erano quelli che ti chiedevano il pizzo anche solo per respirare, quindi, il negozietto, la tua attività commerciale o la tua azienda lì potevi aprirla.

Adesso anche il nord Italia è stato inghiottito dall’ultima crisi economica. E’ questa l’altra faccia della globalizzazione? Muore uno morti tutti?

Il problema è un altro: noi, gli italiani. Per fortuna ce ne sono tanti che la mattina si svegliano presto e vanno a lavorare con il freddo, la neve, il terremoto, il traffico, la crisi. Questi italiani fanno sì che il nostro paese non soccomba. Dall’altra parte ce ne sono altrettanti che non fanno altro che lamentarsi, che aspettano che il lavoro gli scenda dal cielo o glielo trovi qualcun altro, che non si informano, non si aggiornano, non stanno al passo con i tempi, questa è la vera causa della disoccupazione.

Quando un mio studente afferma che dopo il diploma sarà pronto a svolgere qualsiasi lavoro, io sorrido e gli dico : “ma tu cosa sai fare?” Non si rende conto che oggi non basta aver voglia di lavorare, oggi è richiesta una conoscenza del settore dove ci si vuole impiegare. Di richieste nel mondo del “qualsiasi lavoro” non ce ne sono: è saturo. E anche in lavori dove non è richiesta conoscenza tecnica, si cercano comunque persone pronte a lavorare senza lamentarsi, precise, puntuali, sempre presenti e molti studenti abituati a considerare il tempo come un oggetto a loro disposizione, non lo capiscono e per questo non trovano lavoro. Non si sanno vendere. Insomma, una persona in gamba il lavoro lo trova.

E quando le famiglie non sanno educare, entrano in campo gli insegnanti. Il nostro compito oggi è arduo. Siamo degli eroi perché abbiamo tutti contro: media, politici, genitori, studenti. Vogliamo insegnare la speranza, l’orgoglio, la dignità, l’onestà, per questo ci prendono per nullafacenti.

Ma gli eroi non si arrendono, mai!

Dobbiamo solo cambiare strategia.

Innanzitutto cominciamo noi insegnanti a pensare con le nostre teste. Cominciamo con  l’affermare che “il mal tempo” dei telegiornali, è in realtà pioggia o neve benedetta che permette alla natura di completare il suo ciclo e di farci sopravvivere. Il “male” è l’assenza delle istituzioni laddove necessitano spazzaneve, spargisale o turbine.

Già questo sarebbe un buon punto di partenza. Il secondo passo consiste nell’offrire alternative. Offriamo ai nostri studenti delle alternative. La scuola non deve annoiare per forza. Mettiamoci noi nei panni dei nostri studenti: se qualcosa ci annoia, lo evitiamo, perché loro non dovrebbero? Nulla di ciò che insegniamo nella scuola è indispensabile. Tutto offre delle alternative. Ed oggi grazie ad internet, di alternative ne abbiamo quante ne vogliamo.

Insegniamo ai nostri studenti a pensare con le loro teste. Offriamo alternative. Questa è la vera strada contro la disoccupazione.

E.C.

 

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