La stanza

Mi sveglio in una camera sconosciuta. I colori sono quelli del mattino. Le lenzuola candide. Sento il calore del piumino. Mi alzo. Tutto è in ordine. Vado in cucina, c’è mia madre che prepara qualcosa. Ci sono pentole sul fuoco. Vedo il vapore fuoriuscire.

La cucina ha la stessa perimetria di quella di Napoli, ma i mobili sono diversi. In particolare mi colpiscono le pareti: non ci sono mattonelle, bensì un parato dai colori oro.

C’è luce, sempre tanta luce. Tutto mi sembra apposto, tuttavia avverto uno strano malessere. Torno a dormire. Mi risveglio. La stanza si è rimpicciolita. Adesso tutto è in penombra. Mi reco in cucina. Noto che la disposizione dei mobili è leggermente cambiata. Mia madre mi sorride. Il mio malessere cresce. C’è un uomo nell’ingresso. Non è l’ingresso di casa mia. Si tratta di una villa. La sua disposizione e il suo arredamento mi ricordano ciò che ho immaginato come la casa di Axel Rose nel mio romanzo “Gallery”. Quest’uomo lo vedo in penombra. Di certo è moro, ma il suo viso e i suoi lineamenti sono oscurati. Avverto che vuole farmi del male. Torno in cucina. Mia madre è sempre lì che prepara. I mobili adesso sono totalmente cambiati. Non sono quelli della mia cucina a Napoli, tuttavia io li riconosco come tali perché una voce nella mia mente mi ordina di pensarlo. Torno nella mia stanza mentre l’uomo mi segue, ma si ferma sull’uscio. La stanza adesso è piccolissima. Sento che non posso rimanerci, che continuerà a rimpicciolirsi, per questo devo andare via.

Mi sveglio. Sono le 7.25 a Chivasso.

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6 thoughts on “La stanza

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  1. Nella nostra vita abbamo due immagini di noi stessi: una pubblica ed una privata. La prima è costruita (la maschera con cui ci presentiamo in pubblico) la seconda, invece, è come siamo veramente, ma spessissimo abbiamo paura di vederla. I sogni ci presentano sempre l’immagine privata che quasi mai coincide con quella pubblica.
    Arriva un sogno e alcuni si chiedono: “Chissà cosa può significare?”, ma restano nell’incognito della loro non conoscenza: quello che la psicologia chiama “inconscio”.

    E tale deve rimanere perchè se spieghi un sogno a chi non vuole te lo farai di sicuro nemico.

    C’è la trilogia cinematografica.”Ritorno al futuro” (Back to the Future) che esemplifica la possibilità di ritornare al proprio presente quando si vive nella regressione attuale (qui e adesso) di un passato prossimo che cade nel passato remoto e poi precipita nel trapassato.remoto (anche qui una trilogia “Living in the Past)), rimpicciolendosi in un orizzonte oscuro sempre più lontano.

    Naturalmente non è la situazione a cui il sogno della stanza si riferisce.

    Quello che scrivo non è “interessante”, come qualcuno potrebbe essere indotto a commentare, permanendo nella maschera.

    Si tratta solo di capire e regalarsi un sorriso.

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    1. In realtà questo sogno in parte l’ho interpretato perché ci sono dei riferimenti a qualcosa che mi sta accadendo in questi giorni: sto per vendere la mia casa natale dove ho vissuto fino ai 25 anni. In quanto a mia madre, lei è morta nel ’99. Di questo sogno mi ha colpito il susseguirsi delle scene. Nella sua angoscia l’ho trovato bellissimo! Bellissima l’immagine di mia madre in cucina, molto meno quella della sagoma d’uomo immersa nell’oscurità e la sensazione di pericolo che ne deriva. Insomma, fossi una regista ne tirerei un bel corto. Mi piacciono le storie senza trama e senza finale.

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  2. E’ un sogno metamorfico che segna il passaggio in un’altra dimensione dovuta al cambiamento. Tre sono i sentimenti negativi che si presentano nei sogni: pericolo-paura; sentirsi sporchi e il senso di colpa (immotivato): la “satanica trinità”. Per cambiare (oltre che la casa) è necessario vincere la paura e chiedere all’estraneo: “Chi sei tu?”.
    Se ti fai questa domanda il sogno ti darà la risposta e potrai scoprire che lo sconosciuto è il tuo inconscio come ti scrivevo nel precedente commento.
    Anche se bellissima, l’immagine della madre, appartiene al passato ed è buona se può insegnarti a vivere nel presente, altrimenti è solo una reminiscenza nostalgica di un tempo trascorso, magari felice, ma comunque non attuale.

    Anche io ho il mio blog dove spiego come leggere i sogni in modo assolutamente nuovo.

    Però quando trovo un’anima curiosa sono io che la vado a trovare: come un sogno.

    E questo mi piace assai.

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