Della depressione, la malattia del terzo millennio

Secondo le previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’anno 2020 la depressione sarà la seconda causa di malattia dopo quelle cardiovascolari, in tutto il mondo, Italia compresa.

I più a rischio sono gli anziani over 65 e le donne dopo i 40 anni, una causa potrebbe essere il cambiamento ormonale dovuto alla menopausa.

Applauso!

Se non sapete che lavoro far intraprendere ai vostri figli, vi sto fornendo la risposta: laurea in psicologia, psichiatria, neurologia o farmaceutica.

Il futuro e nelle mani del famoso “medico dei pazzi”.

Saremo tutti o tutte con i nostri antidepressivi nella borsa: oltre al cellulare e al rossetto, gli antidepressivi. Evviva!

Ma le droghe non erano illegali? Ah, no, sono illegali solo quelle che ti fanno sentire bene…

Siccome con gli anni oltre a diventare cinica sono diventata anche scettica, mi chiedo: perché ci vogliono avvisare che nel giro di 3 anni, 3 ANNI, anziani e donne saranno in gran parte sofferenti di depressione?

Forse perché ormai siamo una popolazione che è convinta di vivere nel migliore dei mondi possibile. In fondo cosa ci manca? Abbiamo un lavoro, mettiamo su famiglia e 15 giorni all’anno ce ne andiamo pure in vacanza. 15 giorni all’anno…

Questa notizia della depressione come malattia del millennio, che per me è più allarmante della depressione stessa, mi fa riflettere di nuovo sulle strategie di condizionamento delle masse. Siccome il mio intelletto, in parte, pensa e riflette per proprio conto, esso mi suggerisce che la cura di una malattia è da cercare nelle cause, non nei sintomi.

Perché gli anziani sono depressi?

Perché le donne sono in numero maggiore più depresse degli uomini?

La risposta non può essere solo in un cambiamento ormonale.

Le domande da porci potrebbero essere:

Che tipo di vita facciamo?

Come è cambiata la nostra società?

Quali valori sono ancora alla base della nostra esistenza?

Io sono giunta a questa breve analisi.

La maggior parte delle persone conduce oggi una vita frenetica, con poche certezze sia sul presente sia sul futuro. I vizi hanno preso il posto delle virtù: la disonestà è diventata una virtù, così come la lussuria e l’egoismo.

La famiglia che simboleggiava sicurezza e amore è diventata un polo di separazioni varie, accettate in nome di un amore maggiore: quello per se stessi.

Siamo bombardati da immagini e pubblicità di prodotti che non ci servono, venduti come unici beni che possono darci la felicità: le auto, creme dimagranti, creme antirughe, adornati da volti sempre felici e sorridenti, come a ricordarci che noi non lo siamo ed è solo colpa nostra perché non siamo belli, ricchi e famosi come loro.

Siamo bombardati da notizie drammatiche, ma uguali da decenni: il terrorismo, le guerre, la disoccupazione, i femminicidi, con la risultante che ormai ne siamo immuni, ovvero non ci provocano che un flebile sentimento di dispiacere, che termina non appena cambiamo canale o passa un’ altra notizia.

I social network se in parte ci danno la possibilità di comunicare, d’altra parte spesso diventano un’anticamera verso la solitudine e l’ozio. Non si ascoltano più le voci per telefono o dal vivo, basta un messaggio e un’emoticon e l’amico è liquidato.

I bambini vengono educati fin da piccoli a rinunciare al bisogno naturale di dormire e ad considerare come unica possibile, quella vita frenetica che continueranno a svolgere da adulti: sveglia presto, cibo e pipì a orari comandati. Per divertirsi impareranno che occorre pagare: sport, feste, tutto si svolge in ambienti dove si paga. Impareranno che gli amici non sono quelli del quartiere con i quelli ti diverti e basta, ma quelli della scuola, quelli che non ti sei scelto per affinità e con i quali condividerai le ore di noia in classe; oppure gli amici dello sport, che cambieranno di anno in anno, così da non poter creare una relazione duratura. Le amicizie vere come l’amore, hanno bisogno di tempo per consolidarsi. Ma il tempo è una condizione effimera nella nostra società liquida. Impareranno invece che l’amicizia è un sentimento effimero che inizia e finisce sul posto di lavoro.

Gli adulti corrono, corrono e corrono, non si sa bene verso cosa se non intorno a se stessi. Lavorano tutto il giorno tra lavoro fuori casa e lavoro in casa. Spesso non hanno il tempo di stare con i loro figli per questo li iscrivono a più corsi: calcio, danza, recitazione, inglese, atletica. Questo perché amichetti giù con cui giocare non ci sono, a volte non ci sono gli spazi vicini per giocare. E se non hanno i soldi per iscriverli, coveranno un senso di inadeguatezza che forse li spingerà verso la depressione.

E molti anziani vivono con le badanti, perché anche per loro non c’è più tempo. Non hanno più saggezza o racconti da narrare ai nipoti o forse non ne hanno voglia, o non ne hanno più la capacità né la forza?

E’ vero che l’età media è aumentata, ma la qualità della vita?

Allora ribelliamoci  a questo destino di psicotici! Eliminiamo le cause dei nostri malesseri. Torniamo a far politica in prima persona, torniamo a chiedere i nostri sacrosanti diritti:

  1. Lavorare meno
  2. Avere salari che ci permettano una vita dignitosa
  3. Poter scegliere di andare in vacanza quando ne sentiamo il bisogno.
  4. Cominciare la giornata lavorativa alle 9.00.
  5. Avere spazi di aggregazione e di incontro per tutte le età gratuiti.
  6. Partecipare alla vita politica in maniera più diretta e attiva.

Ma soprattutto riscopriamo i valori sui quali intere generazioni sono cresciute: l’onestà, la generosità, lo spirito di sacrificio, la sincerità, la purezza, il rispetto per se stessi e per gli altri, la dedizione al lavoro, la speranza, l’amore.

 

 

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