Narrativa e contemporaneità

Di cosa parlano molti romanzi di oggi? Di relazioni, di sentimenti, di affettività. Certo, essi sono alla base dell’esistenza umana, peccato che manchi qualcosa: un sano realismo e una collocazione temporanea.

Perché un romanzo abbia valore è necessario che la storia, per quanto inventata, sia inserita in un contesto sociale, in un dato tempo storico. I personaggi devono essere verosimili. La trama deve essere credibile.

Oggi leggo spesso, e confesso di non riuscire a terminare quasi mai, storie intricate, personaggi per lo più stereotipati o insignificanti, oppure storie e personaggi interessanti, ma calati in un tempo non preciso.

La domanda che mi pongo è questa: quando i lettori del futuro leggeranno i libri di questo inizio 2000, cosa capiranno della nostra società? La letteratura ha smesso di raccontare il presente? E di cosa dovrebbe raccontare?

In realtà, di tematiche ce ne sono tantissime, eppure le vetrine abbondano di pink romance o i soliti gialli con il detective fascinoso. Va benissimo, nulla in contrario, fa bene svagarsi, ma per noi lettori un po’ più esigenti? Direi molto più esigenti? Cosa c’è da leggere? Mi riferisco comunque al panorama italiano, quello che mi interessa maggiormente essendo io una italiana che vive in Italia. All’estero, infatti  è più facile trovare scrittori che descrivono l’età contemporanea in maniera molto realistica.

In Italia, una scrittrice che mi viene in mente e che riesce a proporre uno scorcio di realtà contemporanea è forse Silvia Avallone. Le realtà che lei descrive sono di certo riconducibili ai giorni nostri e le va il merito, non da poco, di parlare di adolescenti in maniera oggettiva, senza rappresentarli come categoria da proteggere, gli eterni sognatori che cercano di crescere in un mondo di lupi. A volte i lupi sono proprio loro…

E’ uno degli obiettivi che ho cercato di realizzare in Gallery: rappresentare l’adolescenza di oggi, questi ragazzi del 2000 sommersi da immagini di fashion blogger o di sportivi di successo talvolta spropositato; adolescenti con genitori spesso separati, incapaci di fare i genitori, incatenati loro stessi in una eterna adolescenza. Genitori e figli che non comunicano, o che comunicano male.

In Gallery ho cercato di dimostrare che nell’era della grande comunicazione multimediale dei social network, la grande assenza è proprio la comunicazione. La maggior parte dei giovani di oggi sono in contatto soprattutto tramite social, ma si tratta di una comunicazione relativa, deficitaria, perché manca l’altro fisicamente, al suo posto c’è un PC. Io posso star male e mettere uno smile sorridente o viceversa. L’altro prende per veritiero lo smile. Può questa considerarsi vera comunicazione?

 

 

 

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2 thoughts on “Narrativa e contemporaneità

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