Microracconto

Della bambina di dieci anni prima – mi chiedevo disperato – che cosa era rimasto?
Ma a pensarci bene, in fondo in fondo, a me, cosa me ne fregava?
Non era lei, forse, quello stecchino con le trecce che si divertiva a farmi le linguacce ogni volta che mi recavo alla lavagna? Che mi rideva in faccia quando balbettavo? Che con gli occhi stretti mi lanciava ogni malessere? Che quando un giorno le dissi sottovoce che avevo una fidanzatina spalancò gli occhi e per farsi sentire bene dalle sue amichette stronze urlò: -Tu? Ma chi ti piglia a te?-
L’eco delle sue risate mi aveva fatto compagnia durante gli ultimi due anni delle elementari, poi le nostre vite si erano separate. Adesso la vedevo in piedi in attesa davanti al fruttivendolo, un essere respirante che esondava grasso da tutte le parti. Il viso era pressoché uguale, stesse labbra minute, stesso naso leggermente gobbo ricoperto da lentiggini, stessi capelli color del grano, stessi occhi di un azzurro vetro. Ma il suo corpo, il suo corpo era totalmente diverso. Aveva subito come una sorta di malvagia metamorfosi: da stecchino di legno adesso era una balena, gonfia di tutta la sua cattiveria, di tutta la sua insensibilità, grassa delle sue grasse risate, lardosa piccola infame!
Immaginai di avvicinarmi a lei, ora, dopo quindici anni e di riderle io in faccia, vomitandole addosso tutto il mio rancore e la mia rabbia.
Pensavo di chiederle: -E adesso a te chi ti piglia con ‘ste coscione traballanti e i buchi della cellulite grossi come i crateri della luna?-
E mentre pensavo lei si voltò verso di me, incontrando di violenza i miei occhi. Io feci un passetto indietro, mentre un calore intenso mi infiammò il volto.
Ci guardammo per alcuni secondi inviandoci, attraverso l’aria, pensieri afoni, intraducibili a parole.
Mi sembrò di vederla per la prima volta. I miei pensieri si sciolsero.
Dal tremolio delle mie labbra uscì qualcosa simile a un sorriso. I suoi occhi si fecero lucidi.
Una nuvola oscurò il sole e il vento prese a soffiare caldo.
E.C.
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