Recensione o stroncatura?

Difficile recensire un libro di 504 pagine quando ci si è fermati, a fatica, a pag 200. Il problema è che quando io leggo un thriller, io esigo la suspense, se no, è qualcos’altro, un semi-thriller. Allora diciamolo prima.

Sto parlando de “Il valzer dell’impiccato” di Jeffery Deaver, per chi non lo conoscesse, è considerato tra i più grandi scrittori di thriller e io ammetto di non aver letto nessuno dei suoi precedenti. Perché ho acquistato questa sua ultima opera? Per due motivi: il primo era l’ambientazione a Napoli, il secondo era la dedica molto personale che Deaver fa all’inizio del romanzo a Giorgio Faletti.

Non ho molto tempo, quindi schematizzo i pro e i contro.

Pro:

Scrittura semplice, scorrevole.

Originale l’idea di utilizzare come serial killer, un ragazzo appassionato e ossessionato dalla musica.

Fine, questi sono i pro. Passiamo ai contro.

Contro:

  1. Dov’è Napoli? Le descrizioni sono molto parsimoniose e vaghe, io che sono napoletana, stento a riconoscerne le strade. E’ anche vero che mi sono fermata a pagina 200, ma visto che è ambientato in una delle città più belle del mondo, occorrevano delle descrizioni minuziose fin dall’inizio, che facessero calare il lettore in quella che è la magia di una città a dir poco incantevole. Nelle prime 200 pagine si potrebbe essere dovunque. Ho pensato che l’autore sia stato a Napoli, voglio sperare almeno, ma che non abbia colto proprio la musicalità del luogo, la sua teatralità. Descrive il traffico e ad un certo punto commette un errore enorme come una casa, che supera la fantascienza: uno dei personaggi principali, Amelia Sacks, investigatrice, riesce a salire su un marciapiede con l’auto per evitare un ingorgo. Bene, a meno che non si sia trovata in via Toledo, è impossibile per un auto salire e correre sui marciapiedi di Napoli, perché o sono straripanti di persone ( ne avrebbe uccisi a centinaia), o ci sono già auto e moto parcheggiate abusivamente, o sono stretti, affiancati da alberi, quindi, impercorribili da un’auto, ecco la fantascienza, ma questo è solo UN particolare.

2. Sempre all’inizio del racconto, gli ispettori americani riescono a trovare il nascondiglio del serial non killer (perché almeno fino a pagina duecento le vittime vengono puntualmente salvate) attraverso uno studio accurato e rapidissimo dei sotterranei partenopei. Ora, per chi non lo sapesse, sotto la città di Napoli esiste praticamente un’altra città e se non hai una guida esperta, rischi di rimanere lì sotto per il resto dei tuoi giorni. E gli investigatori americani chiamano forse una guida? Degli esperti della Napoli Sotterranea? No, da geniali e acuti come solo gli investigatori americani possono essere, trovano subito il nascondiglio, salvano la vittima e ritrovano pure la strada d’uscita tutto in tempi da record. Il problema qui, almeno per me, riguardava anche le descrizioni dei luoghi percorsi, essendo napoletana, ho trovato tutto molto romanzato, ovvero impreciso, ma questo ai fini del racconto ci può stare.

3. La fissazione per la lingua. Abbiamo capito che i protagonisti sono degli investigatori americani che si recano in una città italiana, ma il dover sottolineare ad ogni personaggio il grado di conoscenza della lingua inglese l’ho trovato grezzo, inutile, fastidioso:

” Il personaggio A aveva un forte accento, il personaggio B un accento leggero; il personaggio C parlava un inglese fluente, si capiva che doveva aver visto molti film in lingua originale o seguiva canali you tube in inglese; il personaggio D aveva una sintassi e grammatica perfette, ma il suo accento era molto marcato.”

Insomma ma a noi cosa ce ne frega? Una delle cose più fastidiose nei romanzi dove i protagonisti parlano lingue diverse è il farlo notare ad ogni virgola. Se proprio vuoi essere puntiglioso, scrivi nelle due lingue presenti. Se il mio inglese non è perfetto, anche i dialoghi devono essere molto semplici, frasi elementari, e assolutamente improbabile sarà l’uso di frasi idiomatiche o modi di dire. Insomma o il livello dei protagonisti napoletani, in questo caso è un B1 o è un C1, non può saltare dall’intermedio a esperto a seconda delle situazioni…vabbè.

4. E veniamo al punto più importante: la trama. Il thriller si compra per quello. Non è un romanzo storico, non è  la descrizione di una vicenda drammatica o comica, il thriller è suspense, mistero, colpi di scena. Ebbene nelle prime 200 pagine, dopo che questo serial killer mancato – visto che viene sempre anticipato dalle forze dell’ordine nei suoi tentativi appunto, di omicidio – scappa nuovamente tra le strade di Napoli, spunta fuori il caso di un giovane studente americano, accusato di stupro. A Napoli diremmo: “E che c’azzecca?” Continuo a leggere per la curiosità di capire, ma nel mentre, proprio come un refrain noiosissimo, – per restare nel tema musicale che sarebbe dovuto essere la chiave portante del romanzo – continuano i dialoghi tra i numerosi personaggi, dialoghi poco interessanti, di personaggi poco interessanti. Così la mia curiosità si affievolisce e si trasforma in noia e persino in rabbia, perché mi hanno fregato 17 euro ( prezzo scontato su Amazon, altrimenti sarebbero stati ben 22, prezzo di copertina )

5. Adesso una chicca: all’inizio del romanzo, uno dei protagonisti italiani, un agente della forestale, è sulle tracce di un pericoloso criminale, almeno così viene descritto da lui stesso. Di cosa si occupa? Di traffico di tartufi cinesi spacciati per campani. Ora è probabile che a Napoli facciano anche questo, da noi non manca nulla, ma mi è sembrato come parlare del freddo in Africa! Di certo sarò ignorante io, ma questa grande produzione di tartufi in Campania non mi risulta, in particolare nella cucina napoletana, proprio il tartufo non si usa MAI! Ma non poteva trafficare mozzarelle inquinate? Bottiglie di acqua non pure? Gioielli rubati? Insomma a Napoli, modestamente traffichiamo di tutto, ma i tartufi, davvero, mi è scappato proprio da ridere!

6. Ultimo punto, quello forse più comico, riguarda la scelta dei nomi e cognomi dei personaggi napoletani. E dico, caro Deaver, ma una piccola ricerca sui cognomi e nomi più usati in Campania no eh? Ecco i nomi dei personaggi napoletani:

Ercole Benelli            la guardia forestale  ( Ercole Benelli???)

Antonio Albini              il ladro di tartufi    (Albini?????)

Giacomo Schiller        un agente forse di origini germaniche ( e qui davvero non so cosa dire…)

Daniela Canton altro agente      ( bastava aggiungere la “e” finale e finalmente un cognome veritiero, ma lui lo ha veneticizzato)

Massimo Rossi       ispettore  (Evvivaaaa! Finalmente un nome partenopeo)

e dulcis in fundo…….

Dante Spiro           il procuratore, il boss dei boss della polizia partenopea. Forse il nome Dante ci potrebbe anche stare, se appartenente a una famiglia di origini nobili, ma Spiro è un cognome mai sentito davvero! Mi ha fatto pensare al draghetto dei videogames.

Insomma…

Gran delusione.

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