Mentre girovagavo per l’infinito oceano degli e-book su amazon, mi imbatto in questo titolo molto accattivante: “La prima volta in cui son morta” di Marta Minotti. La copertina mi suggeriva un thriller mozzafiato, o comunque una storia intensa. Vedo che su Amazon è ben distribuito anche all’estero, allora con il solito magico click, lo compro. Due euro e novantanove. Bene. Questo è l’incipit:


“Oggi è l’ultimo giorno della mia vita, ed è già tutto pronto. Ho fatto le prove innumerevoli volte per assicurarmi la funzionalità di ogni cosa. Non ho tralasciato nulla, non credo. Mi sento estremamente bene stamattina, non ho i soliti devastanti dolori che mi sfiancano, quella sinistra sensazione di ossa che si sbriciolano nel corpo, la fibra dei muscoli che si sfalda. (…) Ho scelto un modo di morire pulito e sicuro, non mi piacciono le azioni scenografiche e odio il sangue, non avrei mai potuto pensare di tagliarmi le vene o buttarmi giù da un palazzo riducendomi ad un pezzo di carne sfigurato.”

Ecco, adesso a rileggerlo dovevo capire subito che stavo per buttare £2.99, ma quando l’ho letto la prima volta siccome cercavo qualcosa per distrarmi sono stata frettolosa.

Da che cosa avrei dovuto capire che era un libro ben confezionato (titolo e copertina) ma scadente solo leggendo l’incipit?

Innanzitutto l’uso della punteggiatura non sempre corretto, anche se oggi con tutti questi selfpublishing ci può stare. Punto due il contenuto: potrebbe una persona che ha deciso di uccidersi scrivere in maniera così distaccata e razionale? Forse sì. Io direi di no, ma non sono né una psicologa né una psichiatra, sono solo un’osservatrice della natura umana ( cit Agatha Christie) quindi deciso di lasciar passare anche questa.

Giammai!

Insomma non sarei dovuta cadere nel trappolone della mia irrefrenabile curiosità del tipo andiamo a scoprire perché questa decide di ammazzarsi ma poi non ci riesce, invece l’ho fatto per distrarmi appunto. Tuttavia la tanto auspicata distrazione è durata davvero poco perché ho saltato innumerevoli pagine.

Motivazioni?

  • Assenza totale di suspence
  • Personaggi piatti
  • Dialoghi insignificanti

Si potrebbe obiettare che l’autrice non avesse nessuna intenzione di scrivere un thriller, quanto piuttosto una storia drammatica con lieto fine. Ok. Purtroppo non funziona nemmeno questo.

Quindi next time, se voglio distrarmi apro la porta ed esco…ma meglio tornare ad essere estremamente severa a proposito di incipit.




2 pensieri su “Ingannevole Minotti

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