Ho trovato questo romanzo, “Napoli mon amour”, per caso su Amazon, e letto il seguente incipit, mi sono incuriosita e l’ho acquistato:

“Faceva un freddo inusuale, che mi bastonava dritto sul naso. Scesi perché dovevo e ficcai le mani in tasca, cercando di stringermi il cappotto il più possibile attorno al corpo. Fuori dalla stazione cominciò a piovere. Ero in anticipo, come sempre, e aspettai riparato sotto la pensilina della fermata. Dinanzi a me la gente camminava a passo svelto, con l’ombrello calato sugli occhi; solo la statua di Dante, grigia come il cielo, se ne restava immobile. Sbattei i piedi a terra e accesi una sigaretta, il fumo mi grattò in gola e la buttai via: le mani non potevano stare in nessun altro posto se non nelle tasche. Continuai ad aspettare. Mary e Max. Lei la conoscevo da tutta una vita e lui da quando s’erano fidanzati e anche a lui piaceva bere e così eravamo entrati subito in sintonia, aggrappati al bancone di un bar, raccontandoci delle cose. Mary m’aveva telefonato dicendomi che andavano a Bratislava, per viverci, e ci sembrò giusto salutarci. Mentre aspettavo, li vidi arrivare da lontano e immaginai il peggio. Abbassai lo sguardo. «Posso disturbarti por un minuto» mi disse quello con la cravatta gialla ed entrambi indossavano una cravatta gialla e una camicia bianca e un cappotto nero.”

Forgione Alessio. Napoli mon amour (Italian Edition) . NN editore. Edizione del Kindle.

Devo dire che mi è piaciuta subito la scorrevolezza del linguaggio oggi sempre più spesso aiutata dall’uso del narratore in prima persona. E’ più facile per lo scrittore, è più diretto verso il lettore. I miei occhi però sono rimbalzati più volte sulla seguente frase:
Mary m’aveva telefonato dicendomi che andavano a Bratislava, per viverci, e ci sembrò giusto salutarci. Mentre aspettavo, li vidi arrivare da lontano e immaginai il peggio. Abbassai lo sguardo. «Posso disturbarti por un minuto» mi disse quello con la cravatta gialla

Letto e riletto, non mi suonava corretto l’uso del pronome “li”. Se stai parlando dei tuoi amici e dopo usi quel pronome, il lettore lo assocerà ai tuoi amici, invece scopro che si riferisce a dei personaggi nuovi, che poi scopriremo essere dei mormoni. Un errore banale che è passato inosservato anche all’editore, e mi è sembrato alquanto bizzarro! Ho pensato che davvero oggi l’editoria fa davvero male il suo mestiere, quando alla fine intascano quasi tutti i guadagni di uno scrittore. Vabbé polemiche inutili.

Chiusa questa parentesi, ho acquistato l’ebook e devo dire che l’intuizione è stata giusta. Davvero un bel libro, scritto bene, intenso, a tratti divertente, a tratti amaro, con una Napoli del 2018 molto simile alla mia degli anni 80/90.

Si potrebbero avanzare due interpretazioni:

Storia del solito ragazzone trentenne che ha sprecato il tempo tra studio e uscite con gli amici, senza pianificare un futuro che a trent’anni è già passato. Il tipico sognatore incallito che ama troppo e che quando deve fare i conti con la realtà resta fermo, immobile, braccato da una routine comoda, spesata da genitori e nonno rincretinito in casa di cura. Un eterno bambino che non è capace di rimboccarsi le maniche per affrontare le difficoltà quotidiane come tutti e che perde la persona che ama di più, convinto di non meritare la felicità.

Oppure

Storia di una Napoli che non ti permette di essere ciò che sei, che costringe ancora oggi alcuni dei suoi cittadini a lasciare famiglia e affetti per costruire il proprio futuro, mentre a chi resta concede il falso, effimero godimento delle partite di calcio.

Ecco, io preferisco la prima, perché la seconda interpretazione potrebbe andar bene per altre città sparse nel mondo.

per concludere, a me è piaciuto molto questo personaggio Amoresano, di cui non sapremo mai il nome, ma che forse potremmo intuirlo con un finale, nella vita vera, decisamente migliore.

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