I botti

Altro primato di Napoli sono i botti, esplosivi a bassa carica, destinati al puro divertimento in occasioni particolari come il 31 dicembre, quando allo scoccare della mezzanotte l’attesa della fine dell’anno si orgasma con fragorosi e improvvisi scoppi per le strade deserte o per quelle viuzze fiocamente illuminate che si arrampicano sulla collina di palazzi in pietra di tufo, dai balconi che quasi si baciano, con i gradini immortali del basolato vesuviano, sempre umido per le continue gettate di acqua e candeggina delle donne partenopee, e infine le auto e le moto parcheggiate in spazi impossibili dove il millimetro fa la differenza tra passaggio incolume e incidente.

In quel silenzio addormentato il cielo diventa una lavagna su cui disegnare fontane di colori che si dileguano o in un fischio irridente o in uno scoppiettio di brace. E tutto si sveglia.

Mia nonna mi raccontava che ai suoi tempi – mia nonna era nata nel 1894 – si era soliti buttare giù le cose vecchie, spesso piatti o bicchieri, come segno di buon augurio. Io invece ricordo la dirimpettaia al primo piano, una signora piccola, canuta, dal volto sempre serio, solcato dagli anni e dalle sofferenze, che con tutta tranquillità a sera tardi, era solita gettare la spazzatura dal balcone, incurante del fatto che il più delle volte il sacchetto si rompesse e parte dei suoi rifiuti finivano con lo spargersi sul marciapiede.

Io ho avuto un rapporto di odio amore con i botti. Detestavo, infatti, quei ragazzini che già a novembre testavano la potenzialità dei loro mini ordigni, facendomi ogni volta saltare per lo spavento. Era normale che a Napoli si sentisse di tanto in tanto un botto, dalle mitragliette sibilanti a vere e proprie bombe, divertimento e passatempo di chi la strada la considerava al pari della propria abitazione.

E’ una caratteristica della mia città, unica anche in questo, tuttavia non l’ho mai gradita se non al 31 dicembre, quando appunto sembrava fossimo sotto dei bombardamenti e non è un’esagerazione! Ricordo i vetri dei balconi tremare, mentre in famiglia ridevamo, facevamo battute con la nostra ironia che spazza via ogni dramma e ogni pericolo. ”Mo’ se ne cade o’ palazze!”, potrebbe essere un esempio. E mentre noi ridevamo un po’ brilli di spumante, a qualcuno stava partendo via un dito, una mano, un occhio. E la mattina dopo, appena mi svegliavo, accendevo la tv per conoscere il bollettino dei feriti e ahimè dei morti, che per fortuna con gli anni sono sempre più diminuiti, grazie ai controlli sempre più ramificati delle forze dell’ordine e a una crescente consapevolezza del pericolo.

In genere, però, i morti erano vittime di colpi di arma da fuoco. Diventando donna, ho cominciato a credere meno alla casualità e da aspirante fallita detective avanzai l’ipotesi che con la scusa dello sparare per festeggiare fine anno, qualcuno si liberava o puniva un avversario tra le file della criminalità organizzata.

Insomma tra allegria e tragedia, tra la comprensione e l’incomprensione di chi spendeva centinaia di migliaia di lire per un attimo di gioia o di sfogo della rabbia, il 31 dicembre a Napoli era per me un giorno speciale.

Adesso lo passo nel silenzio del paesino in cui vivo da anni. Dove la gente forse è troppo educata, troppo prudente, troppo pacata, troppo ligia alle regole. Dove forse un botto che brucia 100 euro in un secondo non libera nessuna rabbia perchè non c’è nessuna rabbia da bruciare.

Pertanto, al 31 dicembre adesso mi manca di saltare per lo spavento, mi mancano quelle battute quietanti, l’attesa, la tensione, la liberazione.

Mi mancano quelle risate grasse sull’assurdità della vita.

Emilia Capasso

2 pensieri su “Back to writing…

  1. dal tuo cognome deduco che sei partenopea come me. La questione dei botti? Io punirei tutti i colpevoli incuranti dell’incolumità e della quiete altrui. Come sai, a Napoli si sparano botti quasi tutti i giorni intorno alle 24 per festeggiare a modo loro gli eventi più impensabili. In questa Città occorrerebbero più ordine e presenza delle Forze dell’ordine….ma alla fine mi sono rassegnato.
    buon prosieguo e benvenuta su WP!

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