Io resto a casa

”Le nostre abitudini vanno cambiate ora. Dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa, per il bene dell’Italia. E quando parlo dell’Italia parlo dei nosti cari, dei nostri genitori, dei nostri nonni. Lo dobbiamo fare subito, e ci riusciremo solo se tutti collaboreremo e ci adatteremo subito a queste norme più stringenti. (…) Se la salute dei cittadini è un bene che è messo a repentaglio, noi siamo costretti a scegliere e a imporre dei sacrifici per quanto riguarda gli altri interessi, pur meritevoli di tutela. E’ per questo che sto per firmare un provvedimento, che possiamo sintetizzare con l’espressione: ” io resto a casa. ” Non ci sarà più una zona rossa, una zona 1 e una zona 2 della penisola, ci sarà l’Italia, un’Italia zona protetta. (…)1

Con queste parole il 9 marzo Conte annuncia il DPCM che immergerà fino al collo l’Italia nella psicopandemia. E di nuovo il premier gentile usa il ”noi” con un duplice significato: quando si tratta di fare sacrifici, di collaborare e di adattarsi, il noi riguarda tutti gli italiani. Quando si tratta di prendere le decisioni, in questo caso l’elenco di restrizioni alle libertà fondamentali della nostra Costituzione, il noi indica soltanto loro, il governo. Ma attenzione all’uso delle parole. Conte non dice chiaramente che dobbiamo limitare le nostre libertà, egli afferma che dobbiamo cambiare le nostre abitudini, come se andare al lavoro, a scuola, uscire per una passeggiata, andare a trovare gli amici, fare sport o andare al cinema e teatro fossero solo delle abitudini. Tutte queste azioni sono diritti e libertà sancite dalla nosra Costituzione, ma il premier astuto, travestito da avvocato del popolo – così verrà denominato dai giornali – sa usare bene le parole, sa che chi ascolta da casa, in buona parte, non farà caso all’uso né dei sostantivi, né degli aggettivi. Poco importa se si sta per violare un numero elevato di articoli della Costituzione, perché la SALUTE è diventata improvvisamente il bene primario che i ministri del governo, i nuovi autoproclamatisi cavalieri della tavola rotonda di un regno che si sta componendo a nostra insaputa, sono costretti a difendere, costi quel che costi, persino imporre il sacrificio degli altri interessi. Ecco, le abitudini ora sono diventate interessi, come se lavorare, viaggiare, vivere la propria vita in libertà fosse un banale interesse!

In sostanza, dopo aver ascoltato queste parole, in pochi abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava. Il mio lavoro, le mie libertà nel mio vivere quotidiano non possono essere considerati né interessi, né tantomeno abitudini. Essi sono diritti, sono parte integrante e insostituibile della mia vita! Ma la mano in fronte in segno di sconforto me la sono data quando è partito lo slogan del premier merchandiser: ”io resto a casa”. Uno slogan semplice, quasi puerile, perché Conte sa che esso sarà più facilmente accettato da un pubblico di fedeli impauriti, che hanno bisogno di una via di fuga e se quella via di fuga è la casa e se davanti allo slogan ci mettiamo un hashtag e chiediamo a facebook di preparare subito la striscia #iorestoacasa, il gioco è fatto, milioni di italiani si sentiranno uniti da quello slogan che vuol dire tutto e vuol dire niente, dipende da chi ci riflette su , da chi ha compreso che c’è qualcosa che non torna e chi invece pensa che basterà chiudere la porta di casa per essere al sicuro. In fondo basta così poco, occorre usare proprio i social e la metodologia da social per tenere le persone ad un metro sopra la realtà. E’ ovvio che a casa per mesi rimarremo solo noi, il popolo italiano quasi per intero, mentre il noi-loro, i politici, continueranno la loro vita con interessi e abitudini (leggi diritti) intaccate!

Devo ammettere che chi ha ideato lo slogan ‘#iorestoacasa” per spingere delicatamente gli italiani verso gli arresti domiciliari, facendo passare questo provvedimento come un atto di coraggio, beh è stato davvero bravo. Gli italiani, in fondo, cominciano ad avere paura. E’ un virus nuovo, molto contagioso, è invisibile, pericolosissimo! Quindi dove desidereranno stare gli italiani per evitare di contagiarsi? A casa propria. Gli italiani la amano particolarmente. E’ il luogo dove si ritorna dopo una lunga e stressante giornata di lavoro, dove di preferenza si riuniscono le famiglie. Essa rappresenta anche forse l’unico bene materiale per cui si è disposti a pagare rate enormi per 30 anni! Il bene per eccellenza che ogni genitore vorrebbe lasciare ai propri figli. Il luogo della vera privacy, inviolabile, sacro. Pertanto, non sarà difficile convincere milioni italiani, adulti, giovani, bambini e anziani, a starsene il più possibile a casa.

Peccato che molti non penseranno invece, che un virus, anche questo nuovo corona, essendo 100 volte più piccolo di una cellula, non si fermerà di certo davanti alla porta di casa!

E infatti dovremo aspettare più di un anno, perché alcune accurate ricerche dimostreranno che l’80% dei contagi avviene proprio tra le mura domestiche.

Da questo momento in poi, #iorestoacasa diventerà lo slogan che distinguerà gli italiani buoni da quelli cattivi, cioè i negazionisti del virus, o i complottisti che pensano che dietro questa psicopandemia ci sia qualcos’altro, qualcosa di losco architettato da Bill Gates, George Soros and Company. Questo slogan guiderà la trasformazione epocale di un popolo ben noto per la sua incapacità nel rispettare le leggi e i regolamenti di ogni genere, in un popolo ligio al dovere, interessato esclusivamente al bene della salute nazionale, pronto a rinunce e sacrifici di ogni genere pur di tornare alla normalità. Eppure Conte, in uno dei suoi discorsi introduttivi ai DPCM, affermerà che non si tornerà mai più alla vecchia normalità, ma che ci sarà una nuova normalità, perché dovremo imparare a convivere con questo virus. Insomma, ha cercato di farcelo capire in tutti i modi: è un virus nuovo, non ne sappiamo nulla, tuttavia sappiamo di per certo che la nostra (leggi vostra) vita cambierà per sempre. Come fanno Conte e i membri del CTS a sapere con certezza assoluta che questo virus resterà in giro per anni? Non potrebbe sparire con il caldo, con l’estate, come tutti gli altri virus? A quanto pare no. Siamo solo all’inizio dell’incubo.

Intanto dobbiamo accettare la prima assurdità: il dover compilare un’autocertificazione da mostrare alle Forze dell’Ordine, su cui si attestano le ragioni per cui siamo usciti di casa. Esse possono essere:

  • comprovate ragioni di lavoro
  • casi di necessità
  • motivi di salute
  • rientro presso il proprio domicilio, residenza.

Sui casi di necessità ci saranno molte polemiche, perché a decidere cosa sia necessario e cosa no, sarà sempre e solo il governo e le forze dell’ordine in base alla loro umanità o buon senso. Tra tutti i casi assurdi, ricordo quello di un giovane multato perchè era andato a trovare la ragazza al fine di consumare un ”necessario” rapporto sessuale, e quella di un anziano multato perché aveva comprato solo del vino, che secondo il poliziotto che lo aveva fermato, non era un bene necessario.

Iniziano le assurdità, dunque iniziano le persecuzioni e l’Italia si divide in due, chi crede a tutto e segue le regole fino ad andare oltre le regole stesse e coloro che dubitano di tutto e tentano di ”scappare” dalla propria abitazione di nascosto. Altra scena celebre, quella dell’avvistamento da un elicottero, di un uomo che prendeva il sole in kmq di spiaggia isolata, l’accerchiamento delle forze dell’ordine e le grida isteriche della giornalista che provava forse un orgasmo nel commentare in diretta, mentre esaltava la prodezza dei militari e la sconsideratezza del povero malcapitato, senza chiedersi chi diavolo potesse contagiare in quella indiscutibile solitudine.

In fondo il nuovo comandamento è: #iorestoacasa, non importa se sei solo e non puoi contagiare nessuno, devi stare a casa! Così urleranno i folli malati di psicopandemia dai loro balconi, ma di questo parleremo dopo.

Nel marzo 2020 gli italiani perdono la privacy e forse anche la dignità. Si può essere fermati in qualsiasi momento e obbligati a mostrare l’autocertificazione, senza che ci sia il sospetto di un reato riconosciuto dal nostro codice penale. Questo perchè siamo diventati tutti potenziali criminali, potenziali colpevoli di un nuovo crimine: essere usciti di casa senza un motivo valido secondo il pensiero unico del Governo Conte.

1 https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/09/news/coronavirus_situazione_italia-250756249/

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