microracconti

Microracconto 1

Sono al supermercato più precisamente alla cassa. Bisogna fare veloce, lo so, funziona così. Davanti a me c’è una coppia di anziani. Che sfiga! Piccolini e canuti, con tutta calma stanno sistemando i loro acquisti sul rullo. Sembra che abbiano tutto il tempo di questo mondo e anche dell’altro. Che gente! Mi sale l’ansia. Possibile che non capiscano che noi altri non siamo in pensione? Noi lavoriamo, abbiamo i figli a casa e la cena da preparare alle sette. Pena: il senso di colpa, la frustrazione, la gastrite nervosa, l’ulcera e la morte! E l’epigrafe svelerà: “non si sbrigava alla cassa”. Tutti dovrebbero conoscere le regole del gioco: sbrigarsi e far veloce, forzaaa, schneeell! Rapidissimi, come schegge nel tirare fuori la scheda del supermercato, mettere la merce nelle buste, passare il bancomat, pagare e riprendere il tutto con le mani occupate dalle buste già bucate dai cartoni appuntiti. E per ultimo devi anche accettare il raccoglitore di premi che non manca mai. “Desidera raccogliere i punti?” “Si, certo, per che cosa? Boh, non so, non importa, tanto spendo comunque!” Premi inutili, ovvio, ai quali nessuno però può rinunciare. Nel supermercato ogni giorno si svolge una gara senza né premi né vincitori. Si parte tutti insieme e si arriva tutti insieme: da nessuna parte. Niente. La coppia di anziani non accenna ad accelerare. Mi sale l’ansia. E’ quasi rabbia. Dovrebbero aprire dei supermercati solo per anziani, o dedicare loro degli orari a parte. Non è possibile! Io ho fretta! Anche la cassiera ha fretta. E’ pagata per avere fretta. I clienti devono scorrere veloci, come la mercanzia sul rullo e invece questi si credono i padroni del tempo!

(fine prima parte)

Microracconto 2  (parte seconda )

Adesso i due anziani stanno ridacchiando con la cassiera. Io invece guardo l’orologio. Appuro di essere in un ritardo peccaminoso e fraudolento. Dio mio Signore della velocità, del “Tutto e Subito”, abbi pietà della mia anima! D’un tratto accade qualcosa di incredibile: i prodotti poggiati sul rullo cominciano ad alzarsi in aria, volteggiano come onde su e giù in un’ affascinante danza. Restiamo tutti stupiti a guardare. Le cassiere si voltano verso la nostra direzione, grazie a un passa-sguardo. I clienti hanno cambiato espressione; sembrano esseri umani, con dei sentimenti e delle emozioni. Assistiamo increduli a questo moderno miracolo. Le buste si aprono da sole e accolgono pacchi di fette biscottate, una crostata, delle fettine di vitello, un’insalata, un pezzo di formaggio, degli yogurth alla frutta, un pacchetto di the verde, delle caramelle. Siamo tutti estasiati, quasi commossi: Dio esiste! Solo i due anziani restano impassibili. Lui sta contando con grande attenzione le monetine nel suo portafoglio, lei lo sta aiutando. Pagano e finalmente vanno via. Lui un po’ chino in avanti, lei ondeggiando vistosamente forse per l’artrosi alle gambe. Sono l’uno sotto il braccio dell’altra.

Tiro un sospiro di sollievo e così le mie vicine di fila. Si riprende la corsa, finalmente!
Microracconto 3

Non ho il coraggio. Non riesco a guardare.

Il test è lì, sul davanzale della finestra del bagno. La luce solare filtra appena dalle tapparelle e riflette strisce scure sulle piastrelle bianche. Cosa faccio? Perché nei momenti difficili non c’è mai nessuno? In realtà sono IO che non voglio nessuno in questo momento. E a chi potrei dirlo? A nessuno, infatti. Nemmeno all’unica persona che dovrebbe saperlo, in caso uscisse positivo. No, non potrei. Non gli interesso. Non mi cerca da due mesi. Appunto, da due mesi, dall’ultima volta…Lo ricordo come se fosse stato dieci minuti fa. Lui su di me, lui dentro di me, che si agita forte e impaziente e io che lo lascio fare, lascio che si liberi tutto, tanto io prendo la pillola da anni; già, da anni… Solo che per qualche giorno avevo smesso, me ne ero dimenticata presa da altre cose. E mentre lui mi regalava il suo seme, una parte della sua vita, io ho goduto solo con il pensiero e ho vissuto uno dei momenti più belli della mia vita, in silenzio, come sempre, per non disturbarlo, per non fargli capire nemmeno lontanamente che lo amavo. E adesso il test è lì, sul davanzale, pronto da qualche minuto. Devo trovare il coraggio, tanto prima o poi…E cosa farò poi? Lo terrò, certo, ma lui non deve saperlo, mai! Mi odierebbe, penserebbe che l’ho fatto a posta per incastrarlo, oppure peggio mi sposerebbe per pietà, per non perdere suo figlio. A dire il vero, in questo momento io non so cosa sia il peggio.

Decisa e rassegnata, afferro il test con entrambe le mani e spalanco gli occhi: è negativo!

Chiudo gli occhi.

Lascio scivolare la schiena contro le piastrelle fino a sedermi in terra e mi abbraccio le gambe.

Piango a dirotto.

 

Microracconto 4

(prima parte)

Ore 21.00. L’arbitro fischia l’inizio della partita. I giocatori della Juventus e del Napoli cominciano a studiarsi e a contendersi il pallone. Intanto, i tifosi di ambedue le squadre se la spassano a cantare a squarciagola o a insultare gli avversari, in particolare le mamme degli avversari. Dopo alcuni passaggi e un tiro verso la rete da parte dell’attaccante partenopeo, accade l’impensabile. Un giocatore della Juve si precipita verso la panchina ignorando arbitro e compagni. E’ chino in avanti e con entrambe le mani si tiene la pancia. Giunto dinanzi al suo allenatore, gli sussurra qualcosa all’orecchio. L’arbitro, intanto, essendosi accorto dell’irregolarità, sta per estrarre il cartellino giallo quando viene raggiunto da un collaboratore che gli offre prontamente una spiegazione dell’accaduto. Per tutti gli altri, pubblico e tifosi, esso resta un mistero. Dopo pochi minuti, la partita riprende con la Juve sotto di un uomo. I tifosi riattaccano i loro cori stonati e gli insulti, questa volta più forti e più volgari, da una curva all’altra, come una invenzione a due voci di Bach, di cui loro ovviamente ignorano l’esistenza. Alle 21.10 inizia uno strano controcanto dei giocatori, invece. Parte per primo il portiere del Napoli. Stessa scena del giocatore precedente: corpo chino in avanti e mani sotto l’addome, come un bimbo a cui scappa e non ce la fa più. Alcuni tifosi tra gli spalti si guardano perplessi, qualcuno sogghigna. Il megaschermo dall’alto inquadra il volto dell’arbitro: ha gli occhi sbarrati come il grande Collina, ma al contrario di lui, davvero non sa cosa fare se non riprendere il gioco. Alle 21.15, la storia si ripete. Questa volta è un difensore della Juve ad abbandonare il campo, seguito a breve distanza da un centrocampista del Napoli, che corre a passettini rapidi mentre il megaschermo ne rivela anche il respiro corto e affannato, come quello di una partoriente. In pochi istanti, entrambi spariscono in direzione degli spogliatoi. L’arbitro a questo punto ferma il gioco. Ha il volto adesso di Tom Hanks in Forrest Gump. Alle 21.20, la tragedia.

( to be continued)

Microracconto 5

Della bambina di dieci anni prima – mi chiedevo disperato – che cosa era rimasto?
Ma a pensarci bene, in fondo in fondo, a me, cosa me ne fregava?
Non era lei, forse, quello stecchino con le trecce che si divertiva a farmi le linguacce ogni volta che mi recavo alla lavagna? Che mi rideva in faccia quando balbettavo? Che con gli occhi stretti mi lanciava ogni malessere? Che quando un giorno le dissi sottovoce che avevo una fidanzatina spalancò gli occhi e per farsi sentire bene dalle sue amichette stronze urlò: -Tu? Ma chi ti piglia a te?-
L’eco delle sue risate mi aveva fatto compagnia durante gli ultimi due anni delle elementari, poi le nostre vite si erano separate. Adesso la vedevo in piedi in attesa davanti al fruttivendolo, un essere respirante che esondava grasso da tutte le parti. Il viso era pressoché uguale, stesse labbra minute, stesso naso leggermente gobbo ricoperto da lentiggini, stessi capelli color del grano, stessi occhi di un azzurro vetro. Ma il suo corpo, il suo corpo era totalmente diverso. Aveva subito come una sorta di malvagia metamorfosi: da stecchino di legno adesso era una balena, gonfia di tutta la sua cattiveria, di tutta la sua insensibilità, grassa delle sue grasse risate, lardosa piccola infame!
Immaginai di avvicinarmi a lei, ora, dopo quindici anni e di riderle io in faccia, vomitandole addosso tutto il mio rancore e la mia rabbia.
Pensavo di chiederle: -E adesso a te chi ti piglia con ‘ste coscione traballanti e i buchi della cellulite grossi come i crateri della luna?-
E mentre pensavo lei si voltò verso di me, incontrando di violenza i miei occhi. Io feci un passetto indietro, mentre un calore intenso mi infiammò il volto.
Ci guardammo per alcuni secondi inviandoci, attraverso l’aria, pensieri afoni, intraducibili a parole.
Mi sembrò di vederla per la prima volta. I miei pensieri si sciolsero.
Dal tremolio delle mie labbra uscì qualcosa simile a un sorriso. I suoi occhi si fecero lucidi.
Una nuvola oscurò il sole e il vento prese a soffiare caldo.

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