Cosa dire? Una sola parola: inutile. Tempo perso e anche tanto, visto che non potrò sganciare il mio romanzo da questo sito con tante belle pretese che si rivelano poi fuffa.

Il romanzo di cui sto parlando è: La fine e il principio. Bene. Lo auto-pubblico con ilmiolibro.it, che va molto a fiducia…poi partecipo al concorso: il mio esordio. Mai scelta più infelice. Io credevo ( scema ingenua) che ci fossero dall’altra parte, degli esperti a leggere i vari manoscritti, come in ogni concorso che si rispetti, invece cosa mi chiedono di fare via mail? Di pubblicizzarmi sul sito stesso e su vari siti o social, per farmi votare durante il concorso. Attraverso dei like recuperati qua e là, mi sarei costruita la reputazione. Mica lo leggevano loro il mio testo? Non hanno tempo, sono degli editori…

Quindi ho dedotto: se lavoro in fabbrica e ho 450 colleghi, mi faccio votare da loro, non è necessario leggano i testo, ricambierò con un caffè con i più intimi; oppure se lavoro in azienda, mi voteranno anche qui i colleghi, parenti e amici etc etc. Allora alla fine ‘vince’, se così si può dire, chi ha più conoscenti pronti a votare.

In realtà, io non ho detto quasi a nessuno del mio romanzo perché la chicca, cari signori e signore, è che ilmiolibro.it mi ha sbagliato tutte le impaginature! Ci sono capitoli che cominciano a metà o a fondo pagina. Addirittura ricordo l’intestazione di un capitolo scritta all’ultima riga! Eppure la mia impaginazione era perfetta! Ho provato a scrivere mail ma nulla. E resto bloccata fino ad aprile dell’anno prossimo, non so per quale motivo. Ritenterò a contattare questa fuffa di sito, intanto che continuo a scrivere per me stessa e per chi ha voglia di leggermi.

Insomma ogni illusione è ormai spenta. Ho letto i titoli dei romanzi finalisti. In vetta c’è un pink romance con in copertina una gamba con tacco a spillo. Solita storia della quarantenne che spera nel principe azzurro e ovviamente lo trova. E vabbè, ci sta sognare, ma possibile che per vendere occorra scrivere solo banalità? Sicuramente no. Ci sono lettori e scrittori di nicchia per fortuna, ma questi di ‘fortuna’ non ne hanno.

La stessa cara Elena Ferrante, nel suo famoso ‘L’amica geniale’, racconta che Elena Greco una delle due amiche protagoniste, diventerà una scrittrice famosa grazie all’aiuto concreto del marito Pietro e alla sua rispettata e ricca famiglia. Mentre l’altra geniale Lila, sposando un mediocre, benestante, ma semi-analfabeta Stefano, non potrà fare altro che ripiombare nella miseria e nell’anonimato.

Insomma, la notorietà che noi scrittori e scrittrici cerchiamo per poter vivere di scrittura è una chimera se non abbiamo già un cognome noto o se non sappiamo abbassarci alla narrazione da autobus e possediamo tenacia, determinazione, caparbietà, in una parola sola l’ambizione che ti fa sacrificare tutto, anche la famiglia pur di diventare famoso.

A me non interessa. Sono una scrittrice ‘orso’, mi faccio i fatti miei. Se perdo tempo a pubblicizzarmi, non ho tempo per migliorare la mia scrittura che è ciò che mi interessa, essendo io la maggiore critica di me stessa.

Resta comunque un particolare non da poco: siamo sicuri di aver scritto una bella storia?

Mi è capitato di leggere romanzi scritti da persone conosciute su Facebook o altri social, alcune di queste vendono anche qualche centinaio di copie tra conoscenti vari. Ebbene, da lettrice d’esperienza, posso dire di aver buttato i soldi acquistandoli.

Storie scialbe, molto private, nessuna possibilità di astrazione o di tirare fuori universalismi. Molti pensano che narrare storielle rubate alle proprie vicende personali  possa essere interessante. Lo è solo se hai fatto qualcosa di interessante. Purtroppo spesso si ha una visione della propria esistenza un po’ amplificata dal fatto che è capitata a noi, mentre chi non ha vissuto quelle esperienze può tranquillamente fare spallucce e pensare: ma a me che me frega?

E’ vero anche che si può narrare una vita piatta e insignificante ma con maestria, allora tutto cambia. Insomma il bello scrivere è il bilanciamento perfetto tra contenuto e forma. Se il contenuto è scialbo, occorre allora una scrittura elevata per bilanciare. L’ideale sarebbe un 50 e 50. Ma oggi molti scrivono come mangiano: male.

Per concludere, non dimentichiamo che non sempre l’assenza di successo è dovuta da una disattenta ed elitaria editoria. Forse semplicemente non sappiamo scrivere abbastanza bene da catturare l’interesse di un pubblico vasto.

Scrivete del mondo che ci circonda, uscite, osservate, criticate, abbiate pazienza nello scrivere. Certo dipende anche dal genere, ma originalità cercasi!

Comunque, siamo già fortunati ad avere tempo per scrivere, forse dovremmo accontentarci di questo dono preziosissimo.

E.C.